Forlì



InfoClima:

Il clima di Forlì è condizionato dalla sua posizione geografica, situato al centro della zona temperata settentrionale, al margine meridionale della pianura padana e a ridosso del crinale appenninico il quale, insieme ai contrafforti montani tra le valli, orientate da sud-ovest a nord-est, influenza notevolmente l’andamento dei venti al suolo. Ne risulta una situazione climatica con fisionomia piuttosto continentale, con precipitazioni che tendono ad essere deficitarie dalla pianura accampate la zona collinare mentre un andamento diverso si rileva al di sopra degli 800 m di quota, altezze che comunque si rinvengono nei comuni collinari.
Il clima dell’area in cui Forlì sorge è sostanzialmente di tipo sub-continentale, moderatamente mitigato dalla relativa vicinanza della città al mare.
Forlì è caratterizzata da estati calde, poco piovose e piuttosto afose, mentre gli inverni sono freddi, umidi, con nebbie diffuse e piuttosto frequenti che possono presentarsi anche in forma intensa. Le estati possono presentarsi anche in forma decisamente calda ed umida, tali da causare un notevole abbassamento dei corsi d’acqua che attraversano la città.
La stagione nella quale si verificano maggiori precipitazioni è l’autunno, mentre in inverno le piogge diminuiscono in maniera anche considerevole. Nelle zone montuose del forlivese, a cavallo tra autunno e inverno, si possono evidenziare precipitazioni a carattere nevoso anche in quantità rilevante, mentre la neve sulla città si presenta in misura molto minore. Le nevicate, un tempo numerose ed abbondanti anche in città e in tutta la pianura che la circonda, tendono a presentarsi in misura sempre meno significativa. Di solito le nevicate in città sono circoscritte a un numero ristretto di giornate e la presenza della neve varia da pochi giorni (2-3 in città) a massimo un mese (alcuni residui nevosi possono permanere a lungo nelle zone collinari meno soleggiate vicino alla città). La zona tra Forlì e Faenza viene considerata la più nevosa di tutta la Romagna ed una delle più nevose di tutto il Nord Italia, dopo la zona tra Modena e Bologna e le zone collinari del Piemonte, in particolare per quanto riguarda la frequenza e la qualità delle precipitazioni (quantificabili, mediamente, in un totale di circa 3 o 4 nevicate all’anno). A Forlì la media di cm. di neve caduti tra l’inverno ’98/’99 e l’inverno ’12/’13 è pari a 35,96 cm (dato relativo alla zona N/E della città; rimanendo in città, nella zona S/O, la media sale a circa 40 cm.). Questa caratteristica è spiegabile in parte con la lontananza non eccessiva dal mare e in parte con la relativa vicinanza della città agli Appennini. Solitamente infatti le nevicate si verificano a causa di quello che è definito effetto stau, a causa del quale si registra l’irruzione di masse di aria fredda e secca proveniente da nord-est che, passando sul mare, si caricano di umidità e si dirigono verso gli Appennini. Lo scontro dell’aria carica di umidità con le vette montuose causa un ulteriore e repentino raffreddamento della stessa, generando le nevicate che possono ricoprire la città. Gli Appennini, oltre a raffreddare ulteriormente le nubi, fungono da diga per il fluire dell’aria, facendo quindi perdurare il maltempo e generando condizioni di freddo piuttosto rilevante al suolo. Di rado ci sono giornate di clima primaverile in pieno inverno, durante le quali si riscontra, per 24-36 ore, l’irruzione di vento caldo, definito pseudo-foehn, proveniente da sud-ovest. Il persistere troppo a lungo di tali condizioni può risultare dannoso per le coltivazioni, che tendono a germogliare precocemente per poi essere danneggiate dal ritorno del gelo e del maltempo.
Inoltrandosi nel mese di marzo le temperature tendono al rialzo, sebbene non risultino rari improvvisi ritorni del gelo anche a marzo inoltrato. La primavera, dal punto di vista delle precipitazioni piovose, è simile all’autunno, sebbene spesso possano registrarsi intensi abbassamenti di temperatura che possono essere causa di improvvise nevicate e gelate. Le piogge tendono a diminuire addentrandosi nel mese di maggio, tanto che, alla fine del mese, non di rado è possibile rilevare anticipi d’estate, ai quali generalmente seguono le prime due settimane di giugno con piogge diffuse e abbassamento considerevole delle temperature.
La temperatura più alta registrata a Forlì è stata di +39,3 °C nel 2000 mentre quella più bassa è di -19 °C registrata nel gennaio del 1985. Durante l’inverno 2011/2012, a cavallo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio si è registrato il più alto picco di nevosità degli ultimi 100 anni, con 170 cm accumulati, in città, in poco meno di 13 giorni. L’evento, paragonabile solo al Grande Inverno del 1985, ha fatto piombare Forlì e gran parte della provincia in un clima siberiano, con temperature che sono rimaste per diversi giorni sotto lo zero, anche nelle ore centrali della giornata. Nelle periferie e nelle campagne gli accumuli di neve, che è caduta incessantemente anche per più di 72 ore, hanno toccato i 200 cm in pianura e i 400 cm in località collinari come Predappio. Per il tipo di clima a cui Forlì è abituata questa improvvisa ondata di gelo rimane un evento del tutto eccezionale, che ha costretto la città e i suoi abitanti a rinunciare anche alle più semplici azioni, come recarsi in centro e mettersi alla guida. Le scuole e molti uffici pubblici rimasero chiuse per più di 11 giorni, sotto ordinanza straordinaria del Sindaco.
A Forlì le temperature medie annue indicativamente ai 14 °C. La diminuzione della temperatura con l’aumentare dell’altitudine è in realtà relativamente modesta soprattutto tra le aree di pianura e quelle collinari le temperature medie mensili minime si presentano in gennaio e le massime in luglio-agosto.
L’escursione annua, data dalla differenza tra la temperatura media del mese più caldo è quello del mese più freddo, oscilla tra i 18 ed i 23°. Le temperature estreme massime possono raggiungere i +39,7°, con punte che possono superare anche i 40° (luglio-agosto).
Annualmente la media dei giorni in cui la temperatura scende sotto i 0° centigradi è di 23 giorni. Di questi, solo una parte compresa tra il 10 il 18% è senza disgelo.